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Le case St. Laurent e Bakhita possono accendere la speranza di tanti bambini che la vita e la strada hanno privato del diritto di essere bambini.
Kisangani è la capitale della Provincia Orientale della Rep. Dem. del Congo. Qui opera il Dehoniano P. Giovanni Pross, trentino originario di Volano.
In seguito all’inurbamento dovuto alle guerre succedutesi dal 1966, la città si è notevolmente espansa fino a superare i 600.000 abitanti, la maggior parte senza un lavoro remunerato. L'intensa urbanizzazione ha portato ad un grave deterioramento delle condizioni sociali, le cui principali vittime sono i bambini e i giovani. La strada è la casa di chi, a motivo delle guerre e dell'AIDS, ha perso la famiglia, degli ex bambini soldato devastati nell'anima e nel corpo, dei bambini "stregone" cacciati dalle famiglie perché ritenuti portatori di disgrazie, dei ragazzi con handicap mentali abbandonati, ma anche di bambini di famiglie poverissime che non possono permettersi di mandare i propri figli a scuola (i bambini descolarizzati in città sono il 40%): tutte queste persone trascorrono le giornate sulla strada in cerca di espedienti più o meno leciti per vivere.
Per far fronte a questa situazione veramente catastrofica i Dehoniani nel 1989 hanno aperto la “Maison St. Laurent”. Inizialmente la casa ospitava i ragazzi detenuti affidati dall’autorità giudiziaria, poi, grazie a un protocollo di intesa con la Croce Rossa Internazionale, servì per l’assistenza ai ragazzi associati a gruppi armati smobilitati, i ragazzi-soldato, che per il loro vissuto e i traumi subiti avevano difficoltà a reinserirsi nel contesto familiare e sociale di appartenenza.
"Oggi - scrive P. Pross- nel centro vengono accolti ragazzi di strada: ne ospitiamo 111 dai 3 ai 17 anni. Nel 2002 è sorta la “Maison Bakhita” per le ragazze e ne accoglie 57 di età compresa fra i 2 ed i 17 anni. Abbiamo inoltre una vecchia officina che funziona da centro diurno per i ragazzi di strada che non accettano l'inserimento continuativo e alcuni di questi vanno a scuola.
L'obiettivo è per tutti il reinserimento sociale: questi minori non hanno regole perché sono sempre vissuti "allo stato brado" subendo ed infliggendo soprusi di ogni tipo, in particolare gli ex ragazzi-soldato. Nei nostri centri vengono educati e ricevono una prima alfabetizzazione di base. Appena sono capaci di rispettare regole minime di convivenza vengono iscritti ad una scuola pubblica. Crediamo infatti che la scuola sia la “strada” più sicura per il ricupero e il reinserimento dei ragazzi. Noi li seguiamo e sosteniamo per tutto il tempo.
Terminata la scuola vengono avviati ad un lavoro. Abbiamo un terreno da coltivare, 5 stagni per la piscicoltura e una falegnameria dove i ragazzi possono imparare un mestiere. Per le ragazze invece è stata attivata una scuola di taglio e cucito ed una di economia domestica. Tutto ciò contribuisce all'autosostentamento del progetto. Oggi però, a causa della galoppante inflazione, siamo tornati ad essere bisognosi di aiuto”.
Complessivamente nelle strutture sono impiegate 22 persone stipendiate più 4 religiose volontarie, altri operatori sono impegnati direttamente sulla strada, nei programmi di reinserimento, nella ricerca dell’eventuale ricongiungimento con la famiglia. Data la miseria indescrivibile non si può contare su un aiuto gratuito. Ciò nonostante ci sono ancora alcune famiglie locali che accettano di tenere i nostri ragazzi durante il fine settimana.
"Ci rivolgiamo a voi per chiedervi di aiutarci a sostenere le spese scolastiche per 151 ragazzi della scuola primaria e 41 della secondaria per un anno. Vi esprimiamo la nostra gratitudine per quanto ci permettere di continuare a fare per questi piccoli."
Prog. 1806
divise scolastiche 1.590 €
materiale didattico 1.025 €
tasse e stipendi insegnanti 4.455 €
Contributo richiesto 7.070 €





