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Quando si è capito che l’analfabetismo è il vero freno ad ogni sviluppo si affronta qualsiasi sacrificio pur di dare una scuola ai propri figli.
Sono P. Thomas d’Aquin Some, prete della diocesi di Diébougou, in Burkina Faso. Dopo l’ordinazione nel 1966 sono stato professore al seminario, viceparroco e responsabile diocesano per le vocazioni.
Dal 2007 ho in cura la giovane parrocchia S. Kisito di Ligè-Taw, un villaggio nella provincia di Ioba nella regione Sud Ovest del Paese ai confini col Ghana. I miei vari incarichi mi hanno permesso di vivere a contatto dei giovani, condividendone i problemi e le speranze e ciò è importante se si considera che il 50% della popolazione del nostro dipartimento di Zambo è composta da ragazzi che hanno meno di 15 anni.
I problemi principali sono il traffico dei minori e l’esodo dei giovani dalle campagne verso le città più grandi del Paese e soprattutto verso il vicino Ghana. Il motivo è essenzialmente l’estrema povertà, dovuta allo scarso rendimento dell’agricoltura, insufficiente a soddisfare i bisogni alimentari della gente (da qui la fame endemica nella stagione secca da maggio a ottobre), a cui si aggiungono le catastrofi naturali provocate in questi ultimi due anni da inondazioni spaventose. Spesso sono le famiglie che spingono i giovani ad emigrare perché possano col loro lavoro sostenerle.
L’altra causa è l’analfabetismo: il 58% dei giovani che emigrano non sono mai andati a scuola.
Le conseguenze di questo esodo sono drammatiche: oltre all’impoverimento del Paese di braccia valide per il lavoro, si assiste ad un crescendo di delinquenza minorile, alla prostituzione diffusa con l’inevitabile corollario di malattie sessualmente trasmissibili e di una elevata mortalità dei giovani. Per combattere questi flagelli occorre incoraggiare l’alfabetizzazione dei giovani e la scolarizzazione dei bambini e creare condizioni che li mantengano alla scuola.
Lo Stato ha portato la scuola dell’obbligo fino ai 16 anni cercando di aumentare le infrastrutture e le provvidenze per la scuola primaria. Ciononostante il tasso di scolarizzazione resta da noi al 23%, il livello più basso della provincia, a causa della povertà delle famiglie, della distanza delle poche scuole esistenti, della scarsità degli insegnanti che abbandonano la scuola in cerca di altre occupazioni. Le famiglie si rendono conto sempre di più quale piaga sociale sia l’analfabetismo.
La gente della parrocchia di S. Kisito ha deciso di dar vita ad un centro di alfabetizzazione aperto ai giovani dai 9 ai 17 anni. Sono loro il nostro futuro e la vera forza su cui far leva per operare un cambiamento nella nostra realtà.
Abbiamo messo a punto per loro un programma che prevede tre anni di alfabetizzazione approfondita e uno di apprendimento di attività di sviluppo, come nuove tecniche di produzione agricola, l’allevamento, l’artigianato (tessitura, lavorazione del vimini, produzione di sapone).
Avevamo già avviato i corsi all’aperto, sotto gli alberi, con una cinquantina di ragazzi, ma i risultati in assenza di un ambiente adatto non erano dei migliori. Si è deciso perciò di creare una vera scuola costruendo e arredando due edifici di due aule. La popolazione si è autotassata all’estremo, impegnandosi anche ad aumentare la mano d’opera non qualificata e sollecitando la partecipazione degli emigrati che equivale ad un contributo di 10.300 €. Per la somma rimanente contiamo sul vostro aiuto perché da questo progetto dipendono le speranze di sviluppo della nostra gente perché in futuro non accada come oggi di avere adulti che rimpiangono di essere analfabeti.
Prog. 1804
costruzione di 2 aule 16.850 €
50 banchi 450 €
partecipazione locale -10.300 €
Contributo richiesto 7.000 €




