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In Brasile il divario fra ricchi e poveri è una forbice sempre più grande. I bambini e i giovani sono le prime vittime di questa situazione. Le strade diventano la loro casa. Talita è una struttura che aiuta bambine e adolescenti a tornare dalla strada alla vita.
Le scuole pubbliche sono poche e mal funzionanti, gli insegnanti poco motivati. Quelle private sono carissime e accessibili solo ai ricchi.
Nella diocesi P. Luigi è incaricato della pastorale sociale. Si occupa di giustizia attraverso un centro di orientamento sui diritti e un servizio di avvocatura per la difesa dei contadini senza terra.
Ma l'impegno che lo tiene maggiormente occupato è
Ospiti del Centro sono una trentina di ragazze ma vengono seguite anche una ventina di ragazze madri che vivono fuori, tutte al di sotto dei 18 anni. Si cerca di favorire, lì dove è possibile, il reinserimento delle adolescenti nel nucleo familiare; se non è possibile si aiutano dando gli strumenti necessari che possano consentir loro al compimento della maggiore età un buon inserimento sociale e lavorativo. Per questo oltre a favorire l'inserimento scolastico il Centro organizza corsi professionalizzanti (parrucchiera, informatica, estetista, cucina, artigianato) aperti anche ad altre giovani della zona.
Le ragazze frequentano le scuole pubbliche del territorio ma il Centro assicura loro un costante dopo-scuola insieme ad attività educative che possano contrastare il clima di violenza e degrado morale degli ambienti familiari e sociali nei quali sono cresciute. Ciascuna delle giovani ospiti è inoltre seguita dal punto di vista sia medico che psicologico per sanare le ferite che la strada ha inferto alla loro salute fisica e psichica. Scrive P. Luigi:“Possiamo contare su diversi volontari che dedicano almeno 2 ore settimanali di lavoro, ma oltre a loro il Centro si serve di personale retribuito: 5 educatrici o “mamme sociali”, 1 psicologa, 1 insegnante di sostegno, 2 guardie. Alcuni amici ci sostengono ma non riusciamo a coprire tutti i costi. Chiediamo il vostro aiuto per pagare almeno lo stipendio a 1 educatrice (300 € al mese)”.
Contributo richiesto 3.600 €




