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Buoni esempi… contagiosi
Nel mese di ottobre dello scorso anno, come mi accade da diversi anni, mi sono recato in Messico e durante la mia permanenza non sono venuto meno a quella che ormai è diventata per me una consuetudine ineludibile: ho fatto visita alla Sociedad de Padres de Familia de la Comunidad Down de Guadalajara, una struttura che dagli anni ‘80 si prende cura dell’educazione di ragazzi affetti dalla sindrome di Down e con ritardo cognitivo e psicomotorio. Sono ragazzi che per le condizioni socio-economiche delle famiglie di provenienza sarebbero altrimenti condannati a vivere nell’isolamento e senza nessuna possibilità di sviluppare capacità che invece, se debitamente stimolate, consentono loro di raggiungere un discreto livello di apprendimento e di autonomia.
Quest’anno avevo un motivo in più per la visita: come volontario dell’OPAM ero curioso di verificare di persona come fosse stata impiegata la somma di 6.600 Euro, ricevuta dall’OPAM attraverso il finanziamento del Prog. 1790/gen-feb 2010 “Una scuola per avere un nome” per la ristrutturazione di un’aula e la ripulitura della struttura, che malgrado gli sforzi fatti dal personale dell’Associazione presentava ormai notevoli carenze e segni di degrado. All’OPAM eravamo consapevoli che la somma stanziata poteva essere sufficiente a coprire solo i lavori più urgenti e perciò non ero per nulla pronto alla piacevole sorpresa che mi attendeva: una struttura integralmente ristrutturata, con locali ben illuminati e aerati, muri dipinti a colori vivaci, servizi igienici funzionali e moderni, insomma una piccola, positiva rivoluzione rispetto a quanto ricordavo. Sinceramente stupito, ho chiesto come la Sociedad fosse riuscita ad ottenere simili risultati con un badget così ridotto e lì mi attendeva la seconda sorpresa, se possibile ancor più gradita della prima. La Presidente dell’Associazione Susana Rojas e la direttrice Sonia Ruiz (con me nella foto) mi hanno spiegato che, quando sono stati avviati i lavori, il titolare dell’impresa edile e l’architetto direttore dei lavori sono rimasti così colpiti dal fatto che a finanziare la ristrutturazione fosse stata un’associazione straniera, da sentire il dovere morale di contribuire, mettendo a disposizione gratuitamente parte del materiale ( sanitari, rivestimenti ecc.), permettendo così di procedere a lavori molto più radicali di quelli programmati.
E’ stato bello cogliere la felicità degli operatori scolastici e dei ragazzi della Sociedad per la loro sede rimessa a nuovo, ma ancora più bello constatare che alle volte basta un po’ di buona volontà per mettere in moto meccanismi positivi, che producono risultati insperati: grazie dunque ai benefattori dell’OPAM per il loro esempio contagioso!
Quest’anno avevo un motivo in più per la visita: come volontario dell’OPAM ero curioso di verificare di persona come fosse stata impiegata la somma di 6.600 Euro, ricevuta dall’OPAM attraverso il finanziamento del Prog. 1790/gen-feb 2010 “Una scuola per avere un nome” per la ristrutturazione di un’aula e la ripulitura della struttura, che malgrado gli sforzi fatti dal personale dell’Associazione presentava ormai notevoli carenze e segni di degrado. All’OPAM eravamo consapevoli che la somma stanziata poteva essere sufficiente a coprire solo i lavori più urgenti e perciò non ero per nulla pronto alla piacevole sorpresa che mi attendeva: una struttura integralmente ristrutturata, con locali ben illuminati e aerati, muri dipinti a colori vivaci, servizi igienici funzionali e moderni, insomma una piccola, positiva rivoluzione rispetto a quanto ricordavo. Sinceramente stupito, ho chiesto come la Sociedad fosse riuscita ad ottenere simili risultati con un badget così ridotto e lì mi attendeva la seconda sorpresa, se possibile ancor più gradita della prima. La Presidente dell’Associazione Susana Rojas e la direttrice Sonia Ruiz (con me nella foto) mi hanno spiegato che, quando sono stati avviati i lavori, il titolare dell’impresa edile e l’architetto direttore dei lavori sono rimasti così colpiti dal fatto che a finanziare la ristrutturazione fosse stata un’associazione straniera, da sentire il dovere morale di contribuire, mettendo a disposizione gratuitamente parte del materiale ( sanitari, rivestimenti ecc.), permettendo così di procedere a lavori molto più radicali di quelli programmati.
E’ stato bello cogliere la felicità degli operatori scolastici e dei ragazzi della Sociedad per la loro sede rimessa a nuovo, ma ancora più bello constatare che alle volte basta un po’ di buona volontà per mettere in moto meccanismi positivi, che producono risultati insperati: grazie dunque ai benefattori dell’OPAM per il loro esempio contagioso!
Luciano Dori




