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Sono P. Raphael Mangiti Osongo e sono un sacerdote Passionista Keniota. Da 4 anni sono coordinatore dei progetti di sviluppo della mia Congregazione in Kenya, dove i Passionisti sono presenti dal 1970 a servizio di 4 diocesi: Homa Bay, Nakuro, Nairobi, Kericho. Il progetto che vi presento riguarda la nostra missione di Tonga, vicino al lago Vittoria, nella Diocesi di Homa Bay. E’ una delle missioni più povere e rischia un ulteriore impoverimento a causa del dilagare dell’HIV, che semina malattie, morte e un elevato numero di orfani.
La cultura africana in genere accogli i figli come una grande ricchezza e il parentado li accoglie in caso di necessità, con grande generosità e senza problemi. Ma negli ultimi anni, per il crescente incremento di decessi a causa dell’AIDS, anche il numero dei parenti di supporto, zii, nonni, fratelli… si va assottigliando e anche quando si trova qualche parente, si tratta per lo più di anziani poveri e malati che non riescono a farsi carico di questi bambini, perché ormai incapaci di lavorare: e così continuano a portare questi orfani alla missione supplicandoci di prenderci cura di loro.
Per dare una risposta a questa situazione abbiamo iniziato a costruire due case famiglia, una proprio a Tonga, e una a Kadem. Ogni casetta è in grado di ospitare 12 orfani (6 maschi e 6 femmine) e una vedova che farà loro da mamma. Le case hanno una struttura molto semplice e prevedono: una camera per la mamma, due per i ragazzi, un refettorio, uno studio, i bagni. Le case sono costruite vicino alla scuola per favorire l’istruzione dei bambini che è stata interrotta o mai iniziata a causa delle tristi vicende familiari.
Dare la possibilità di frequentare la scuola con continuità e assicurare un ambiente educativo familiare sono gli obiettivi della casa famiglia. La scuola in Kenya ha un calendario che prevede 3 mesi di lezione intervallati da 1 di vacanza. In questo mese i ragazzi faranno ritorno nei villaggi d’origine presso qualche parente o amico che, sostenuto da un nostro contributo economico, potrà occuparsi di loro, e questo per non recidere i legami familiari.
Inoltre molti dei nostri bambini sono portatori anch’essi già malati e provvediamo alle loro cure avendo come centro di riferimento a circa 30 km il Centro dei Camilliani di Karungu.
Altro nostro compito in questa missione è educare e sensibilizzare la popolazione per una concreta prevenzione dell’AIDS. Molto importante in questo senso è il lavoro con le vedove. Secondo la tradizione locale infatti una donna che perde il marito, per assicurarsi casa e protezione, deve risposarsi con il parente più prossimo. E così se il marito era morto per l’AIDS, l’epidemia si diffonde a macchia d’olio. Svolgere un’azione educativa nei confronti di queste donne, aiutarle ad opporsi a tradizioni assurde e fornir loro gli strumenti per un’indipendenza economica diventa fondamentale nella lotta all’AIDS.
Oltre ai bambini delle due case (in attesa di costruirne delle nuove) ci prendiamo cura di altri 16 orfani, ancora residenti presso i loro parenti sostenendone i costi per le cure, l’istruzione, la loro crescita. Per alcuni di questi 40 bambini siamo riusciti a trovare un sostegno economico attraverso le adozioni a distanza, ma per 24 di loro le spese sono tutte a carico nostro. Veniamo dunque a tendervi la mano per pagare: divise scolastiche, vestiti, biancheria e scarpe e cartella (125 € x 24= 3000 €), libri e materiale didattico (50 € x 24=1200 €), tasse scolastiche (40 € x24= 960 €). Contiamo su di voi.
Contributo richiesto all’OPAM: 5.400 €





