L’indomani, 21 dicembre 2009, solenne inaugurazione del CAIL. Nel suo discorso ufficiale Mons. Joseph Befe Ateba, primo vescovo di questa nuova diocesi, lo definisce “una struttura pastorale modesta per i fondi e i mezzi materiali, ma importante per la sua ampiezza sociale” e racconta come è nato:
"Mentre ero a Roma per un seminario di Vescovi da poco ordinati, nel settembre 2008, ho avuto la fortuna di conoscere un Organismo italiano, l’OPAM, che si è interessato alla descrizione della mia Diocesi. Mi ha chiesto di scrivere un progetto chiaro e preciso. L’ho chiesto ad uno specialista, poiché io non sono ingegnere agronomo. Il progetto ha incontrato il favore dell’Organizzazione, che ci ha erogato 6.500 €, una piccola somma, se la paragoniamo al progetto che oggi inauguriamo (Pr.1758/2009).
Quando ho ricevuto quei primi fondi, ho affrontato il rischio di dare il via al CAIL. Mi aspettavo di poter assistere al massimo 15 allievi, ma il primo giorno ne sono arrivati 54. Qualcuno ha dovuto andarsene, ma ne restano oggi 38, assidui, i quali seguono tutti i giorni i corsi, sotto la guida di tre responsabili che hanno abbracciato con fervore lo spirito del progetto e hanno lavorato con abnegazione, sacrificio, umiltà, ricevendo soltanto un salario da catechisti e non quanto realmente meriterebbero.
I fondi ricevuti erano modesti, e tuttavia abbiamo offerto ai giovani contadini una formazione elementare e semplice in agricoltura. Il CAIL fornisce loro le sementi e le specie sperimentali, che ciascuno deve coltivare. Insegna le basi per l’allevamento. Chiediamo loro solo la buona volontà. E ce la mettono, se oggi portano per la prima volta i risultati del loro lavoro.
In realtà come le nostre, l’annuncio del Vangelo si può fare soltanto se si tiene conto della situazione della gente che qui vive. La Chiesa è obbligata a sviluppare quello che io chiamo il “ministero della carità sociale”. Senza dubbio, noi non siamo lo Stato e non pretendiamo di sostituirci ad esso. Tuttavia nessuna iniziativa è di troppo nella lotta contro la povertà. Il Concilio Vaticano II insegna che la comunità politica e la Chiesa, indipendenti e autonome l’una dall’altra, sono ambedue, a diverso titolo, al servizio della vocazione personale e sociale degli stessi uomini.”
Dopo i discorsi, gli invitati si dirigono verso i campi sperimentali per una visita guidata. Tege, folon, gombon, insalata, pomodori: ecco cosa si coltiva già. Gli insegnanti stanno per introdurre la coltura del mais e della soia. C’è il problema dell’acqua. Bisogna trovare il modo di condurvela, per evitare lunghi viaggi ai coltivatori, che devono andare lontano per procurarsela. Ci vorrebbe una motopompa. Speriamo che qualche persona di buona volontà s’impegni per trovarla!
Non è di troppo ripensare a quanto ha detto il Vescovo: “Non siete venuti a vedere grandiosi finanziamenti: siete venuti a vedere un progetto che richiede la vostra simpatia e il vostro impegno per continuare”. Con l’impegno di tutti speriamo di portare avanti nel tempo questo tipo di alfabetizzazione informale per combattere la povertà attraverso l’istruzione.
J. B. A.
Nota
Il CAIL era inizialmente previsto a Bipindi.
E' stato deciso poi di realizzarlo a Lolodorf in seguito alla costruzione di una strada che ha reso più facile il trasporto dei materiali a Lolodorf, anzichè a Bipindi.
Le due parrocchie sono vicine e appartengono alla stessa diocesi di Kribi.
Per tornare al progetto





