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Una fattoria-pilota nel Sud del Camerun per la formazione di giovani e adulti all’agricoltura e all’allevamento è un forte segnale di speranza per tutta la regione.
Sono
Mons. Joseph Befe Ateba, da pochi mesi primo vescovo della nuova diocesi di
Kribi, nel sud del Camerun ai confini con la Guinea Equatoriale. La diocesi ha una superficie di 11.208 km, con circa 130.000 abitanti. Comprende due zone ben distinte: una marittima con una larga fascia costiera, che ne fa un polo turistico e portuario, ed un’altra costituita da una fitta foresta equatoriale che vive di agricoltura. Kribi, all’epoca della colonizzazione tedesca, era un centro balneare e un importante polo commerciale e culturale. All’inizio del 1900 i missionari tedeschi crearono qui le fondamenta della Chiesa del Camerun. Ma l’abbandono forzato della colonia e delle opere iniziate, in conseguenza della prima guerra mondiale, segnò la sorte di Kribi, caduta nell’abbandono più totale. Recentemente, l’avvio di un gasdotto Ciad-Camerun, insieme ad altri progetti da realizzare e l’erezione a sede diocesana, il 19 giugno 2008, hanno suscitato una forte speranza di rinascita.
La situazione socio-economica del versante agricolo della diocesi è caratterizzato da un forte isolamento, una scarsa scolarizzazione (soprattutto femminile), un alto tasso di mortalità infantile. Si pratica un’agricoltura tradizionale di piccoli appezzamenti di terra, fatta con mezzi rudimentali, senza incentivi. Anche l’allevamento segue metodi tradizionali ed è destinato essenzialmente al consumo immediato.
La famiglia è mediamente di 10 persone, con una conseguente forte presenza dei giovani. Nonostante lo stato di isolamento (manca ancora una via d’accesso che metta in comunicazione le due zone), anche la regione agricola può contare su una certa copertura di infrastrutture e servizi. Ci sono quindi le premesse per lo sviluppo. Ma occorre dar fiducia alla popolazione, offrire opportunità formative e di sostegno alle piccole iniziative locali. Tra le priorità del mio ministero sul piano sociale mi sta a cuore particolarmente l’incoraggiamento alle popolazioni della zona in foresta. In questa prospettiva vorrei dar vita a
Bipindi, la parrocchia più isolata della diocesi ma anche quella che ha il più vasto patrimonio fondiario della zona, ad un centro di formazione per le attività agricole. Ho chiesto al parroco di Bipindi,
P. Charles Voundi, di seguire il progetto che riguarderà soprattutto giovani agricoltori, uomini e donne. L’obiettivo è rafforzare le loro capacità tecniche e operative, introdurre nuovi metodi di coltivazione e quindi migliorare la situazione economica delle popolazioni del versante agricolo di Kribi.
Si inizia con una fattoria-pilota in cui si svolgerà la formazione teorica e pratica su appezzamenti sperimentali con attività e metodi differenziati per la sezione degli adulti (uomini e donne dai 35 ai 48 anni) e per i giovani (disoccupati, non scolarizzati, ragazze madri). Gli adulti riceveranno un accompagnamento relativo alle attività che già esercitano e un aiuto per meglio gestire le loro risorse e produzioni. I giovani saranno avviati all’alfabetizzazione, all’agricoltura e all’allevamento con corsi pratici e teorici e alla fine dei primi 4 mesi di formazione ogni allievo dovrà specializzarsi in un modulo per il suo inserimento nel proprio villaggio. Il progetto prevede i seguenti costi: attrezzi agricoli (2.450 €), materiale didattico e costi di gestione (3.360 €), stipendio e spostamenti del formatore (1.480 €) per un totale di 7.290 €. Il contributo locale è di 830 €.
Contributo richiesto all’OPAM: 6.460 €
PROGETTO REALIZZATO