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La diocesi di Kole si trova nella provincia del Kasaï Orientale (Rep. Dem. del Congo), nel distretto di Sankuru, "in mezzo al nulla" come dicono a Kinshasa, la capitale che dista 1.800 km.
Si estende su un territorio di 66.000 kmq (pari alla superficie di Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Trentino), in parte foresta e in parte savana, con circa 300.000 abitanti. La situazione di estremo isolamento, l'abbandono da parte dello Stato e la guerra che ha flagellato questa zona, rendono la vita particolarmente difficile. In tutto il territorio c'è un solo medico. Non esiste una linea telefonica, né la luce elettrica. Mancano vie di comunicazione. Pertanto sebbene la terra sia ricca di risorse e fertile, la gente pratica un'agricoltura unicamente di sussistenza perché per commercializzare i prodotti nei grossi centri bisognerebbe percorrere dai 500 ai 1.500 km. Ci si sposta quasi esclusivamente a piedi e, i più fortunati, in bicicletta o moto su piste che nel periodo delle piogge diventano impraticabili. Il grosso delle comunicazioni avviene via fiume a bordo di piroghe. In tutta la regione c'è una sola macchina, quella della diocesi, una vecchia jeep ormai inutilizzabile. Il territorio della Diocesi è diviso in 13 Parrocchie. Convivono, con non poche difficoltà, diverse etnie: Ahamba, Wakusu, Bankfutshu, Bakela, Bayonga, Asambala, Nambelo, Basongomeno, Avetela, differenti per tradizioni e lingue. Analfabetismo, fame, malattie, elevata mortalità sono il volto più evidente della miseria.
A capo della diocesi, responsabilità che era vacante, è stato nominato come Amministratore Apostolico Mons. Fridolin Ambongo, vescovo di Bokungu-Ikela, il quale si trova così a dover provvedere a due diocesi in piena foresta, con un’estensione pari a circa un terzo dell’Italia, e a due seminari. Da tempo ci ha fatto presente questa drammatica realtà. Pur avendo già assunto le adozioni parziali dei seminaristi di Bokungu e della diocesi di Budjala, non ci siamo sentiti di lasciar cadere il suo appello.
Confidando nella generosità ammirevole di tanti benefattori che ci hanno stupiti per la sensibilità dimostrata e la prontezza con cui hanno risposto ai precedenti inviti, abbiamo accolto il suo grido. Abbiamo contattato il rettore del seminario, l'Abbé Blaise Pascal Elembe, il quale ci ha dato abbondanti informazioni.
“Il seminario minore St. Kizito della diocesi di Kole è sorto nel 1962 nella Parrocchia di San Giuseppe Vangu. Dopo ripetuti trasferimenti, finalmente dal 1985 ha trovato una sede definitiva nella Parrocchia del Sacro Cuore nel villaggio di Loto, in una struttura propria. Loto si trova a metà strada fra le due città più grandi della diocesi: Lomela e Kole. Il seminario, che festeggia quest'anno il suo 25° di fondazione, dista circa 1 km da Loto. Esso è anche l'unica istituzione privata di insegnamento secondario e di formazione integrale accreditata della diocesi. Tutti gli allievi risiedono nel foyer del seminario, che accoglie ragazzi di età compresa fra 12 e 18 anni.
Ad essi oltre che la formazione specifica garantiamo la formazione scolastica di livello secondario dalla Ia alla VIa. Da agosto 2009 abbiamo una scuola propedeutica di preparazione al seminario maggiore, che dura un anno per i ragazzi provenienti dal seminario minore e due per gli altri. Gli allievi della propedeutica quest'anno sono 34, mentre i ragazzi del seminario minore sono 183. La scuola inizia a settembre e termina a giugno”.
La giornata-tipo al seminario di Loto è più o meno quella dei nostri seminari di un tempo. “Sveglia alle 5,30, Messa alle 6, lezioni dalle 7,30 alle 12,45, pranzo pulizia dei piatti, compiti. Poi i ragazzi dedicano 1 ora di lavoro manuale nei campi o per le necessità della casa. Alle 17,45 si recano ad una sorgente d'acqua a 3 km dal seminario, per il bagno e per l’approvvigionamento di acqua potabile con le taniche. Alle 18,30 recita dei vespri e alle 19 cena. Dopo cena si sta insieme in allegria. Alle 21,30 compieta e tutti a letto. Qualche volta se funziona il generatore si può assistere alla proiezione di una pellicola."
"Per il mantenimento le famiglie dovrebbero versare un contributo annuo di 50 $, ma non tutti hanno questa possibilità e con quanto riceviamo non è possibile garantire ai ragazzi tutto ciò di cui c’è bisogno (cibo, cure mediche, vestiti, materiale didattico, stipendi al personale...). Abbiamo un terreno che coltiviamo, ma la maggior parte dei ragazzi sono ancora molto giovani e riescono a far poco e quello che raccogliamo non è sufficiente a coprire il fabbisogno alimentare. Nel seminario vi sono 8 insegnanti tutti sposati con famiglie numerose ai quali dobbiamo assicurare uno stipendio dignitoso di 100 $ al mese Quattro sacerdoti si occupano della formazione spirituale, teologica e biblica di tutti i seminaristi e anche dell'insegnamento nella propedeutica. La struttura del seminario è ormai vecchia e in cattivo stato, come si vede dalle fotografie. Avrebbe bisogno di tanti interventi, ma purtroppo non riusciamo a garantire neppure lo stretto indispensabile per il suo funzionamento e per ora pensare ad una ristrutturazione è impossibile. Qui però i ragazzi possono ricevere un'istruzione, essere curati e nutriti ed è già tanto nelle misere condizioni nelle quali versa questa parte del paese.
Vi chiediamo una mano per sostenere almeno 55 seminaristi. Sarebbe per noi un aiuto immenso. Se poi riusciste a sostenerne di più sarebbe un vero dono della Provvidenza! Quando abbiamo comunicato ai ragazzi chi siete e ciò che avete deciso di fare per noi, tutti hanno concordemente pensato di offrire settimanalmente la messa del sabato per l'OPAM, la Fraternità Missionaria e tutti i benefattori”.
La preghiera di questi piccoli e dei loro insegnanti è la ricchezza più grande che ci possano dare. Accogliamola con gratitudine e rispondiamo con la nostra generosità.




